casa


                                                            
                             
  VECCHIA EUROPA O SAGGIA EUROPA ?
                        
                                                                                                                                
                                           


Ultimamente da più fonti si leva un lamento, ripreso dai mezzi di informazione, sui bassi indici di natalità in Europa, se paragonata agli Stati Uniti dove il numero medio di figli per donna è ancora relativamente elevato. Ad un’Europa “grigia”, destinata un domani al declino demografico, si contrappone un’America giovane e in rapida crescita (soprattutto grazie all’immigrazione, per la verità), che a fine 2006 ha visto nascere il suo 300 milionesimo cittadino.
Un ultimo esempio di questa tendenza l’ho trovato su “Darwin”  di gennaio/febbraio 2007 (uno speciale sulla demografia, peraltro ben documentato), dove addirittura il termine “bomba a orologeria demografica” viene usato con significato opposto a quello tradizionale, ossia riferito all’invecchiamento della popolazione europea.
Persino il pontefice è intervenuto su questo argomento nel mese di marzo, pronunciando un discorso dai toni apocalittici: “sotto il profilo demografico, l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla” addirittura “al congedo dalla storia”. Eppure sembra difficile cancellare dalla storia un popolo di 700 milioni di individui (l’Europa intesa come continente, esclusa la Turchia), ossia più di quanti questo continente ne abbia mai ospitati in passato.


Poiché non condivido per nulla tale visione, proverò a elencare qualche argomento contrario.
Anzitutto riporto i dati precisi, specificando che qui per Unione europea si intende quella attuale a 25 Stati (le fonti sono l’Eurostat e il Census Bereau)

UE: attuale tasso di fertilità: 1,5 / popolazione 2015: 460 milioni / stima popolaz. 2025: 470 mil. / stima popolaz. 2050: 450 mil.          

USA: attuale tasso di fertilità: 2,0 / popolazione 2015: 300 milioni / stima popolaz. 2025: 350 mil. / stima popolaz. 2050: 420 mil.          


1) Anzitutto, sembra quasi che registrare un maggior incremento demografico sia di per sé un vantaggio. Ricordiamo, invece, che proprio gli Stati con maggiore tasso di crescita sono i più poveri del mondo (pensiamo a Paesi come Congo, Somalia, Angola, Burundi, Liberia ecc.).
Se ci si vuole riferire al Prodotto interno lordo, l’unico valore rilevante è il Pil pro-capite, rispetto a cui il numero di abitanti è irrilevante (come ben sanno gli abitanti della Svizzera o del Lussemburgo). Se poi ci si vuole basare su indicatori che meglio tengono conto della qualità della vita, si può utilizzare ad esempio l’Indice di sviluppo umano: ebbene, nella classifica dei primi 10 Paesi al mondo, ben 7 sono europei.

2) Non si possono confrontare numericamente delle popolazioni, se non si specifica l’estensione dei territori su cui vivono. Il dato rilevante è quindi la densità demografica.
Ebbene, gli Americani hanno a disposizione un territorio notevolmente più ampio: oltre 9 milioni di km², contro i circa 4 milioni di km² occupati dai 25 Paesi dell’Unione europea. Gli Stati europei sono quindi molto più densamente popolati degli Usa (in media 115 abitanti/km² contro i 31 ab./km²), ed è anche per questo motivo che appare irragionevole auspicare un ulteriore incremento.

3) C’è poi la consueta ambiguità che nasce quando si parla di invecchiamento della popolazione. L’invecchiamento si misura come percentuale di anziani (ad es. ultra-sessantacinquenni) sul totale della popolazione. Nell’Unione europea nel 2005 la percentuale era del 17%. E’ peraltro evidente che tale valore, che è in costante aumento, non dipende solo dal tasso di natalità, ma anche dalla durata media della vita. Se anche la fecondità aumentasse fino a che il numero dei nuovi nati pareggi quello dei morti, l’invecchiamento si verificherebbe lo stesso. Che la vita media sia sempre più alta, raggiungendo livelli inimmaginabili anche solo un secolo fa, è indice di progresso: l’invecchiamento in realtà ci sta dicendo che godiamo di sempre maggiore benessere e salute.

4) I timori di un ristagno demografico riguardano soprattutto il futuro. Per il presente, infatti, la popolazione europea continua a crescere, sia nel suo complesso, sia nei singoli Stati (a parte alcuni dell’Europa orientale). Eppure, anche attenendosi alle previsioni ufficiali di cui sopra, la flessione sarebbe veramente minima: 20 milioni di persone su 470 milioni. Il calo non farebbe altro che riportare l’Europa a com’era fino a pochi anni fa.
Inoltre, queste stime sono state fatte prevedendo un livello di immigrazione che (non solo non aumenta ma) si riduce progressivamente, fino a stabilizzarsi a una media di 800mila ingressi annuali. Una valutazione poco realistica, considerando che l’esplosione demografica in corso nei paesi in via di sviluppo (soprattutto in Africa) fornirà sempre più incentivi a cercare fortuna altrove. La temuta flessione demografica, perciò, è possibile che non si verifichi affatto.
Non sono comunque d’accordo con coloro che considerano l’immigrazione come un buon rimedio al calo delle nascite: gli uomini non sono oggetti, e non è la stessa cose importare patate o televisori, piuttosto che giovani e bambini. Nel lungo periodo se il ristagno dovesse proseguire o aggravarsi, occorrerebbe applicare dei provvedimenti, che esistono e funzionano (sostegno economico alle famiglie ecc.). Ma ora è prematuro: ne riparleremo tra 100 anni…

5) Il declino demografico europeo suscita preoccupazioni che non sono solo quelle note, e legittime, riguardanti la tenuta dello stato sociale e le pensioni (cui peraltro i vari Paesi stanno già rispondendo con un innalzamento dell’età lavorativa).
A volte si odono parole strane, come “perdita di centralità del vecchio continente”, perdita “di potere e influenza” o addirittura “di ruolo geopolitico”. Insomma, sembra si abbia paura che in futuro l’Asia o l’Africa surclassino numericamente l’Europa, anziché considerarlo un evento ovvio, trattandosi di gran lunga del continente più piccolo! Si tratta di preoccupazioni anacronistiche: per ricordare qualcosa di simile bisogna tornare ai primi decenni del Novecento, quando i nazionalismi condividevano l’idea che “il numero è potenza”, e promuovevano la prolificità del popolo per garantirsi la superiorità militare. D’altra parte, anche volendosi porre in questa prospettiva, nell’epoca attuale sono la tecnologia e gli armamenti a fare la differenza, e non la quantità dei soldati.

6) Infine resta la questione fondamentale. In questo secolo gli Stati si troveranno ad affrontare contemporaneamente due sfide, tra loro correlate: la crisi ambientale (effetto-serra innanzitutto) e la crisi delle risorse energetiche causata dall’esaurimento del petrolio. Bisognerà trovare soluzioni a entrambe, senza con questo far crollare il tenore di vita dei propri cittadini, o innescare conflitti. L’intero sistema economico e produttivo dovrà essere ristrutturato.
Ci si domanda: è più semplice farlo con una popolazione in continua crescita (che richiede quindi più cibo, più acqua, più elettricità, più automobili…), o con una popolazione stabile o in lieve flessione? Una volta risposto a questa domanda, le considerazioni precedenti sembreranno quasi superflue.


-----------------------------------------------------------------------------------------------------

Aggiornamento settembre 2008


L'Eurostat ha recentemente pubblicato un rapporto (n°72 - agosto) che contiene le proiezioni demografiche dell'Europa a 27 stati, dal 2008 fino all'anno 2060.
Quanto avevo scritto  l’anno scorso sull’argomento viene confermato punto per punto. Nonostante i toni allarmistici di alcuni giornali che hanno dato la notizia ("meno abitanti, inverno demografico" ecc.), non vi è traccia di una diminuzione della popolazione in Europa e neppure in Italia. Riassumiamo i dati:
- la popolazione totale dell'Unione europea aumenterà, dagli attuali 495 milioni, a 521 milioni nel 2035, per poi calare a 505 milioni nel 2060. Quindi globalmente tra cinquant'anni il nostro continente avrà dieci milioni di cittadini in più
- accanto a stati che sperimenteranno un calo demografico (es. la Germania da 82 a 71 milioni di abitanti, la Polonia da 38 a 31 milioni), altri conosceranno un'ulteriore crescita (es. la Gran Bretagna da 61 a 77 milioni, la Francia da 62 a 72 milioni). L'Italia tra cinquant'anni avrà pressappoco la stessa popolazione di adesso, 60 milioni di abitanti
- ovviamente l'età media si alzerà, con una maggiore percentuale di anziani (dal 17% al 30% di ultra-sessantacinquenni), grazie ai progressi della medicina
- tutti questi dati si basano sul presupposto di un calo costante dell'immigrazione, principale fattore di crescita demografica. Resto ancora scettico su questo punto: nei prossimi decenni ci sono paesi poveri dell'Africa e dell'Asia che vedranno un aumento esponenziale della propria popolazione, e non si capisce come tale circostanza non possa avere un impatto sui flussi migratori…