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                                            DIZIONARIO PER DIFENDERSI DAGLI ECONOMISTI

                                                                      INTRODUZIONE




Quella che segue è un dizionario delle idee bislacche che costituiscono l'economia ortodossa, e delle istituzioni e politiche che essa genera e legittima.

L'economia svolge infatti il duplice ruolo sia di interpretare il mondo, sia di ordinarlo secondo i propri criteri. La parola "economia" ha un doppio significato, indicando sia le regole di funzionamento di un dato sistema economico, sia la disciplina che le studia. L'ambiguità genera un corto circuito tra descrivere, compito della scienza, e prescrivere, compito dell'etica e della politica. L'economia in un primo momento teorizza entità immaginarie ed elabora astratti modelli matematici; successivamente, riscontrando che il mondo reale non coincide con il modello, prescrive riforme (attraverso giornali di settore, testi universitari, rapporti di organismi internazionali ecc.) affinché la società si adatti a esso. Così l'homo oeconomicus, la concorrenza perfetta, il libero commercio ecc., che non esistono in natura, si trasformano da idee in istituzioni concrete.

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Come diceva qualcuno (riformulando un aforisma sulla guerra), l'economia è una cosa troppo importante per essere lasciata agli economisti. Costoro, come sacerdoti di una nuova superstizione, hanno creato dogmi insensati rivestendoli  di forma scientifica. Quando parla un economista mediamente nessuno capisce nulla, ma tutti (soprattutto i politici) annuiscono e obbediscono, convinti che dietro i tecnicismi si nasconda una saggezza arcana.
W. Benjamin aveva ben capito che il capitalismo non solo deriva da una religione (il calvinismo), ma è esso stesso una religione. Ma dire che gli economisti assomigliano ai teologi del Medioevo sarebbe un complimento, perché nell’insegnamento accademico prevalgono il modello matematico e l’ipse dixit, rispetto alla discussione e al vaglio dei pro e dei contro tipico degli scolastici. L’impostazione ristretta dei problemi e l’assenza di pensiero critico sembra fatta apposta per allontanare dalla materia le menti aperte e gli spiriti liberi.
Un paragone migliore è forse con i medici pre-moderni: il loro sapere è fallace ma, poiché la materia riguarda questioni vitali, le moltitudini si affidano alle loro cure sperando di ricevere la salvezza.
Per mascherare l’ignoranza e il vuoto dei contenuti è necessario utilizzare un linguaggio opaco rispetto al grande pubblico. Ciò si ottiene con vari espedienti: la formalizzazione matematica, i tecnicismi, e anche l'abuso di anglicismi. L'inglese, in un paese che ancora lo conosce poco, è l'equivalente del latinorum dell'Azzeccagarbugli; politici e giornalisti ci ipnotizzano con termini come fiscal compact, spread, spending review, quantitative easing... che nulla, se non la volontà di non farsi capire, impedisce di tradurre in italiano.

Ma forse la colpa non è tanto degli economisti, quanto dell’uso distorto che viene fatto delle loro teorie da parte del mondo degli affari. Molti economisti accademici sono studiosi seri e onesti, che sviluppano ricerche in ambiti molto circoscritti e astratti, senza pretendere di possedere o fornire una visione d’insieme della società. Esiste poi un insieme di soggetti (organismi internazionali, banche centrali, agenzie di rating, autorità di vigilanza, serbatoi di pensiero, lobby, analisti finanziari, giornalisti di settore ecc.) che filtra le elaborazioni teoriche e le dispensa al pubblico, agli intellettuali e ai politici. Sono questi soggetti che costruiscono l’ideologia liberista, prendendo dalle teorie solo ciò che è funzionale al sistema e scartando il resto. Ad esempio, di M. Friedman divulgano le sue apologie del mercato, ma tralasciano di dire che era favorevole al reddito di cittadinanza e contrario alle spese militari.

Questa pseudo-scienza è posta al servizio dei poteri forti. Non è un caso: i più noti esponenti del pensiero liberista lavorano per banche e multinazionali (hanno posti nei consigli di amministrazione, ricevono finanziamenti, svolgono consulenze ecc.) e traggono molti vantaggi dallo status quo. Costoro controllano università e riviste, impedendo ai dissidenti di far sentire la propria voce.

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Non pretendo di esprimere idee originali, ma semplicemente vere. In molte critiche all'economicismo non faccio che riprendere considerazioni e definizioni di noti intellettuali e filosofi degli ultimi due secoli.
E' chiaro che ciascuna di queste voci richiederebbe di dedicarvi un libro intero. Lo scopo di questo manuale solo è di riassumere concisamente molti concetti, in modo da fornire un colpo d'occhio. Scorrendo il dizionarietto emergerà immediatamente l'estrema problematicità, o addirittura ingenuità, degli assiomi e degli argomenti degli economisti. L'imponente edificio liberista è costruito su pilastri fragilissimi. Una volta compreso ciò, il re è nudo: aderire o meno a questo sistema diventa una scelta e non una necessità.
Il modello alto dell’opera, se vogliamo, è il “Dizionario filosofico” di Voltaire, animato dalla stessa volontà di combattere i pregiudizi irrazionali che alimentano le ingiustizie della società. Cambia l’obiettivo polemico, perché ora la religione tradizionale non appartiene più ai poteri forti. Se ha senso un nuovo illuminismo, è contro la superstizione economica che si deve rivolgere.

Il dizionario verrà aggiornato costantemente. Se non si vuole seguire un criterio puramente alfabetico, do qualche consiglio per cominciare la lettura.
-5 voci tra quelle meglio scritte: Indipendenza della banca centrale, Inflazione, Lungo periodo, Imprese pubbliche, Unione europea
-5 voci che più contrastano il senso comune economicista: Investimenti esteri, Flessibilità del lavoro, Moneta fiat, Commercio internazionale, Socialismo di mercato
-5 voci in cui più emerge il mio contributo personale: Disoccupazione, Nobel, Tecnici, Economia mista, Consumatori
Alla voce Eterodossi c’è un piccola bibliografia
"Un uomo che usa una mappa immaginaria, considerandola vera, probabilmente è in una situazione peggiore di uno che non ha mappa del tutto, perchè non potrà chiedere informazioni dovunque è possibile, nè osservare ogni dettaglio sulla sua strada, nè cercare continuamente con tutti i suoi sensi e la sua intelligenza le indicazioni del luogo in cui deve andare".

E.F. Schumacher, Piccolo è bello