VIA DA LOOS
     Una legge che consenta modifiche architettoniche individuali ovvero                                                                                                                                                                                            
           MANIFESTO PER IL BOICOTTAGGIO DELL'ARCHITETTURA



di F. Hundertwasser (1968)



Signori, mi viene chiesto come mai, pur essendo un pittore, io m’immischi in questioni di architettura. Ora, come pittore, sono pur sempre un essere umano. E quando ci si siede da qualche parte, per prima cosa si pulisce la sedia se è sporca. Perciò, se entro in un’architettura sporca, devo prima pulirla e tanto più è sporca l’architettura, quanto più forte ed efficace deve essere la lotta contro lo sporco. Io entro in una casa come uomo libero,non da schiavo. Solo così posso fare tutto il resto, come dipingere o dire qualcosa. Un’altra ragione molto importante mi spinge ad attaccare queste orribili scatole simili a prigioni proprio a Vienna. E precisamente come austriaco. E ho persino un dovere morale. Poiché è dall’Austria che questo crimine architettonico si è diffuso nel mondo. Ed è da qui che deve partire la riparazione.

L’austriaco Adolf Loos concepì questa infamia già nel 1908 con il suo manifesto, dal titolo alquanto significativo, “Ornamento e crimine”. Sicuramente le sue intenzioni erano buone - ma anche le intenzioni di Hitler erano buone. Tuttavia Adolf Loos non è stato capace di prevedere le conseguenze che il suo pensiero avrebbe avuto nell’arco di 50 anni. Il mondo non riesce più a liberarsi del demone da lui evocato.

È dovere mio e di tutti noi riconoscere per primi qui, proprio qui, la sventura che sessant’anni fa prese avvio in Austria. Esattamente cinquant’anni dopo, nel 1958 a Seckau diedi lettura del mio “Manifesto sull’ammuffimento: contro il razionalismo in architettura”. Ora non sono più solo, vi sono architetti seriamente impegnati in questo senso. In Germania viene organizzato un concorso dietro l’altro da architetti che hanno una coscienza e che sentono fortemente la responsabilità del loro operato. Ma non hanno vie d’uscita. Eppure ho già visto nuove costruzioni che non sono nate al tavolo da disegno. È confortante ma è ancora troppo poco.

Tornando a Loos, è chiaro che l’ornamentazione generalizzata era un’invenzione, ma non un crimine. Eliminata questa, le case non diventarono più decorose. Loos avrebbe dovuto sostituire lo sterile ornamento con qualcosa di vitale, ma non lo fece. Esaltò la linea retta, l’uniformità, le superfici lisce. Ora abbiamo le superfici lisce. Sul liscio tutto scivola, anche il buon Dio cade, poiché la linea retta è sacrilega. La linea retta è l’unica linea sterile. L’unica in cui l’uomo non può riconoscersi a immagine di Dio. La linea retta è davvero uno strumento del demonio. Chi se ne serve concorre alla decadenza dell’umanità. “La ligne droite conduit à la perte del l’humanité”.

Come sarà questo declino? Possiamo già intuirlo: in ogni caseggiato di New York vi sono da dieci a venti psichiatri. Le cliniche, dove i malati di mente non possono guarire perché esse stesse sono costruite secondo i criteri di Loos, sono stracolme. Le malattie delle persone internate in sterili case a schiera prolificano in una mortale uniformità. Compaiono eruzioni cutanee, ulcere, cancri e la gente muore per strane cause. In questi edifici è impossibile guarire nonostante l’esistenza della psichiatria e della mutua. Nelle città satellite continuano ad aumentare i casi di suicidio e tentato suicidio. Sono soprattutto donne che non possono stare via tutto il giorno come gli uomini. Si potrebbe parlare per ore dell’infelicità provocata da Loos, la depressione di quanti si trovano chiusi in questi edifici si manifesta con la diminuzione della voglia di lavorare e della produttività. Psichiatri ed esperti statistici possono sicuramente confermarlo, poiché anche l’infelicità può essere espressa in cifre e monetizzata. Così il danno causato dall’architettura razionale è molto superiore all’apparente risparmio. Questo dimostra che le costruzioni razionali diventano crimini se vengono lasciate in questo stato. Io non mi oppongo alla costruzione in serie che purtroppo, per il momento è ancora necessaria. Ma penso che lasciare gli edifici in serie così come sono sia una dimostrazione della propria mancanza di libertà, della propria condizione di schiavitù.

Collaborate affinché siano abrogate le leggi criminali che reprimono l’architettura libera e creativa! La gente ancora non sa che è un suo diritto decidere dell’aspetto tanto degli abiti che porta quanto delle case in cui abita, all’interno e all’esterno. Il singolo architetto costruttore non può assumersi la responsabilità di interi caseggiati, e neppure di una singola casa dove abitano diverse famiglie. È una responsabilità che deve essere lasciata ai singoli, che siano architetti o meno. Devono essere aboliti tutti i divieti previsti dalle norme del genio civile, dai contratti di locazione, ecc. che proibiscono o limitano le modifiche individuali alle abitazioni. Anzi è dovere dello Stato appoggiare e sostenere finanziariamente il cittadino che voglia apportare modifiche all’interno e all’esterno della sua casa. L’individuo ha un particolare diritto alla propria “epidermide” architettonica, a una sola condizione: i vicini e la stabilità dell’edificio non devono soffrirne. Ma appunto per questo esistono i tecnici che sanno calcolare tutto così bene.

Non solo il proprietario dell’abitazione ma anche l’inquilino deve avere la possibilità di apportare qualsiasi modifica architettonica. Lo stato originale va ripristinato solo nel caso in cui subentri un nuovo inquilino che non approva le modifiche del suo predecessore. Si può comunque supporre che nel 90% dei casi i miglioramenti architettonici individuali, tendendo comunque all’umano, saranno bene accette dal nuovo inquilino. Se non verrà accolta questa legge sulle modifiche architettoniche individuali, la psicosi da carcere degli internati aumenterà sino a culminare in un terribile epilogo. Vi sono solo due possibilità: l’asservimento assoluto oppure il rifiuto dei divieti alla libertà individuale.


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