CRIMINI ESTETICI DEL MODERNISMO
                                                                          
         

Enrico Bardellini                                                          dal sito: La capanna in paradiso



                                                         

                                                                Geometria e delitto

"Il sacro timore non è più tra di noi"
(Edgar Wind, Art and Anarchy, 1963)

"Servirono in tavola due portate di tre piatti ciascuna. Nella prima portata c'era una spalla di montone tagliata in forma di triangolo equilatero, un pezzo di manzo a romboide e un budino a cicloide. [...] Il pane veniva tagliato dai domestici che ce lo servivano in forma di coni, cilindri, parallelogrammi ed altre figure geometriche. [...] Le loro idee erano sempre espresse per mezzo di linee e figure. Se dovevano, per esempio, lodare la bellezza d'una donna [...] la descrivevano con rombi, cerchi, rettangoli, ellissi e altri termini geometrici. [...] Le loro case erano costruite malissimo, i muri in ogni stanza non avevano un angolo regolare, e questo difetto nasceva dal disprezzo per il disegno, che snobbavano come arte volgare e meccanica; le istruzioni che davano, essendo troppo astratte per gli intelletti dei propri operai, erano occasione di continui errori."
     (Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, Parte III: Un viaggio a Laputa)



Il Modernismo architettonico o Movimento Moderno, iniziato da Le Corbusier e Gropius negli anni '20, è ormai un fenomeno che è stato storicizzato, ma non ancora concluso, poiché è attualmente il movimento che monopolizza il panorama architettonico, il pensiero unico imposto quasi dappertutto dai sistemi di potere in tutto il mondo globalizzato.
Il Modernismo è stato fin dall'inizio e continua ad essere un sistema architettonico-ideologico  - la desinenza in "-ismo" rivela la sua natura ideologica e quindi non va confuso con la modernità - imperniato su un dogma principale: l'utilizzo esclusivo della geometria pura, astratta e autoreferenziale, un vero e proprio fondamentalismo della geometria.
Al giorno d'oggi il Modernismo si incarna nel sistema delle “Archistar”, architetti che utilizzano il sistema mediatico, libri e riviste specializzate e di parte, per ottenere risonanza, notorietà e consensi a livello planetario. Questo sistema si alimenta, sia con la complicità di politici superficialmente acculturati e interessati a lasciare un segno, come da sempre i dittatori hanno fatto, sia con gli interessi di speculatori che hanno trovato un modo efficace per aggirare i vincoli di legge, poiché di Arte si tratta, massimizzando in questo modo i guadagni.
Tuttavia negli ultimi anni da più parti si levano voci critiche da parte di uomini di cultura, architetti controcorrente, ambientalisti, o semplici cittadini, che rifiutano il Modernismo e il sistema delle Archistar. Contro questo modello senza alternative per mezzo di libri, articoli, dibattiti, conferenze, Blog e quant'altro, si è preso coscienza del degrado che questo ha prodotto nelle nostre città. Cittadini si sono coalizzati in comitati contrari a soluzioni urbanistico-architettoniche imposte dal potere politico, è accaduto in Italia e in numerose città europee, ottenendo spesso con successo il blocco del progetto.
Tuttavia è necessario conoscere a fondo il fenomeno per esprimere delle critiche valide ed evitare di essere accusati di superficialità e scarsa cultura, è necessario essere degli esperti del fenomeno ancor più dei suoi sostenitori.
Il Modernismo sembra essere lo stile della nostra epoca, si cerca di far passare questa idea, ma questo è un inganno, un falso concettuale. In realtà non è uno stile, poiché ha scelto di liberarsi da qualsiasi condizionamento, illudendosi tuttavia, poiché finisce per assoggettarsi ad una tirannia ancora più forte di qualsiasi stile: quella del dogma della geometria integrale. Non è ne rappresentativo dell'uomo moderno, ne della società democratica, poiché concepito a tavolino da esperti lontani dalle esigenze comuni e reali delle persone ed è imposto dall'alto dagli amministratori, senza che il cittadino venga chiamato in causa.
Il fenomeno è fuori dalla storia poiché in occidente non è mai accaduto che una moda si radicasse nel tempo senza subire mutazioni sostanziali, da più di cento anni vive immutato sottomettendo alle sue regole dogmatiche qualsiasi edificio costruito, l'evoluzione storica si è interrotta, il Modernismo vuole e pretende di essere il modello unico e definitivo. Inoltre nel tempo ha perso il suo carattere rivoluzionario e di rottura per diventare invece accademico e ripetitivo.
All'origine nasce come conseguenza del rinnovamento culturale attuato dalle Avanguardie artistiche del primo '900. Da queste eredita un concetto fondamentale e disastroso per l'architettura: fare tabula rasa di tutta la tradizione architettonica ricominciando da un punto zero.
Il precursore di questo concetto è stato Adolf Loos, in “Ornamento e delitto” (1908) sentenzia “l'evoluzione della civiltà e sinonimo dell'eliminazione dell'ornamento”, ci propina cosi la sua idea sprezzante di civiltà: il primitivo da una parte, che vive dell'ornamento e ne è emotivamente schiavo; dall'altra l'uomo moderno, sintesi dell'evoluzione, si è liberato di questa schiavitù, è arrivato alla linea pura e alla superficie liscia: “Presto le vie delle città risplenderanno come bianche muraglie!”.
Loos si erge così a giudice delle civiltà rasentando il razzismo e il disprezzo per l'uomo comune “Questi ritardatari rallentano il progresso culturale dei popoli e dell'umanità” e a profeta dai risvolti messianici “Come Sion, la città santa, la capitale del cielo. Allora sarà il compimento.” Inquietante, alla luce dell'esperienze architettoniche successive dove Loos vede il “compimento”, il fine ultimo e definitivo del cammino di un tradizione architettonica, decretando così la fine della storia o il suo azzeramento. Queste nuove idee mettono in opera l'eliminazione delle componenti da sempre presenti in tutta l'architettura tradizionale ma ora giudicate dannose, escludendo definitivamente tutto quel mondo fatto di forme simboliche e antropomorfe e di segni dotati di significato.
Da qui gli architetti modernisti, partendo dalle idee di Loos, pensano che la nuova architettura debba raggiungere una purezza assoluta attraverso l'uso esclusivo di geometrie, linee e superfici, realizzate con materiali amorfi e senza qualità, industriali o tecnologici. Il risultato sono edifici che ignorano il contesto, la storia, la tradizione, il territorio e l'uomo nella sua complessità. Edifici alieni, distaccati e gelidi, con un'estetica dominata dalla ricerca esasperata del nuovo e alla ricerca del clamore mediatico, con scelte estetiche sgradevoli, poiché “il bello” non esiste e quello tradizionale va rifiutato. La nuova architettura relativista in tutto propone un unico valore assoluto l'isolamento, un disvalore per qualunque essere umano che abbia come meta una crescita spirituale.
Il fenomeno nel tempo si è acutizzato.
Il Decostruttivismo di questi ultimi decenni, rappresenta la più feroce applicazione di questa nuova architettura, con pareti contorte, deformate, accartocciate, con materiali sempre più tecnologici e artificiali. Gli edifici sfidando le leggi della natura, vogliono comunicare un senso di instabilità, ed evocare la distruzione. Lo scopo e quello di provocare un forte disagio fisico e psicologico, l'uomo si sente inutile, un intruso nell'edificio, un oggetto estraneo che turba la purezza della geometria delle forme. La geometria vince, l'uomo ne esce sconfitto definitivamente. La geometria ha così ucciso l'uomo.
Non è un caso che nel libro “Manhattan Transcripts” (1994) dell'architetto e teorico modernista-decostruttivista Bernard Tschumi, sia messa in evidenza un'illustrazione sgradevole che ritrae un uomo gettato da una finestra, nella cui didascalia si legge: “Per apprezzare realmente l'architettura può anche essere necessario commettere un delitto”.
L'architettura liberata dall'ornamento è diventata delittuosa!



                                                   Modernità e falsificazione

Lo spostamento del Centro di gravità dello spirito umano verso il mondo inorganico, l'abbandonarsi dello spirito stesso all'inorganicità è perciò senza alcun dubbio un turbamento cosmico.” (Hans Sedlmayr, Perdita del Centro, 1948)

Il panorama urbano della città moderna è caratterizzato da un'architettura che possiamo definire senza qualità, nel senso di un'architettura globalizzata che non possiede un'identità precisa legata al territorio o alla storia del luogo.
Se ci svegliassimo improvvisamente all'interno di un quartiere moderno, potremmo sperimentare la sensazione di non sapere in quale città o parte del mondo stiamo. Oggi, i quartieri, le periferie, gli inserimenti urbani in città storiche sono caratterizzati da un'architettura spesso anonima, quasi sempre degradata e solo in alcuni casi emergenti è presente l'identità di un architetto.
Il complesso di case popolari a Marsiglia "Unité d'Habitation" costruita da Le Corbusier nel 1946 e le Case Popolari "Nuovo Corviale" a Roma di Mario Fiorentino e altri del 1972, sono due edifici emblematici per il nostro scopo. L'edificio romano, ci appare degradato e degradante dell'ambiente, e quindi fallimentare, tuttavia ha come modello di riferimento il primo di Marsiglia. Questo edificio di Le Corbusier è tutt'altra storia, in quanto nasce come un edificio rivoluzionario concepito come un monoblocco autosufficiente, un edificio che ha fatto scuola e tutt'oggi considerato un autentico capolavoro.
Se il modello viene riconosciuto come valido com'è possibile che i risultati siano così scadenti?
Esiste una relazione tra le periferie degradate delle nostre città e il Movimento Modernista?
I maestri del Modernismo possono forse essere assolti dalle responsabilità di una eventuale cattiva qualità di applicazione dei loro principi, tuttavia, ci chiediamo: quali effetti causarono le loro scelte estreme?
Per dare una risposta esauriente, per capire meglio il fenomeno, è necessario indagare un altro soggetto: la Modernità.
Dobbiamo a Jean Baudrillard la lucida e spietata analisi del momento in cui l'Occidente entra nella Modernità: in questo momento inizia un processo di alterazione del significato dei segni. Nasce insieme alla moda la contraffazione del segno, a causa della destrutturazione dell'ordine feudale del Medioevo da parte della classe borghese. Il segno perde il suo significato, diventa arbitrario e si concretizza nella teatralizzazione di ogni aspetto della vita della società borghese. Si insinua nella società il fenomeno della falsificazione dei segni, delle immagini e dei materiali, poiché la borghesia in rapida ascesa ha necessità immediata di costruirsi un'identità di facciata per la competizione di classe.
Nuovi attori entrano in scena.
Falsificazione dei materiali
Nuovi materiali amorfi, omogenei e senza qualità appaiono con la modernità. La loro natura è quella di presentarsi all'uso come liquefatti, senza una forma propria, per questo possono essere colati all'interno di stampi, e, una volta passati allo stato solido, assumere una configurazione che non gli appartiene. Dall'antica materia naturale che obbligava al rispetto dei suoi limiti, si passa sempre più frequentemente a usare una materia "mentale" capace di dar forma alle idee. Il precursore di questi materiali è lo stucco, un materiale che ha aperto la strada all'innovazione, ma, poiché è stato usato limitatamente alla decorazione, non è stato in grado di cambiare radicalmente il volto dell'architettura.
Solo con l'industrializzazione avanzata, raggiungendo il massimo dell'illusionismo, si arriva a una materia artificiale in grado di imitare la materia naturale, replicare ogni forma e concretizzare ogni idea: il cemento armato; la ghisa; l'acciaio con il vetro; la plastica. Tutti materiali che modificano radicalmente la struttura del costruire e aprono la strada a una hýbris di illimitate forme e possibilità.
Falsificazione dell'estetica
La comparsa della macchina e la produzione in serie avviano un processo: le macchine proliferano, l'uomo si circonda di una realtà fatta di repliche e assume lo statuto di macchina. L'estetica della macchina si insinua in architettura e nasce “la macchina per abitare” di Le Corbusier e la sua “Unité d'Habitation”, dove un insieme di abitazioni vengono assemblate a immagine di un moderno transatlantico. Le Corbusier stesso affermava: «Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire case in serie».
La nuova estetica esige l'abbandono delle articolazioni complesse della tradizione architettonica e impone un fondamentalismo geometrico mediato dal mondo delle macchine: l'utilizzo esclusivo della pura geometria.
L'architettura ha ora come modello il mondo della natura inorganica, il mondo minerale, l'estetica del cristallo caratterizzato dalla geometria, l'inanimato, ciò che è solido e la replicazione meccanica tipica della civiltà industriale. L'architettura non è più espressione dell'uomo e della natura organica, come è sempre stato nella tradizione occidentale, ma diventa espressione di morte, di ciò che non possiede "anima" o vita propria.
Falsificazione del ruolo dell'architetto
Alla fine del '700 appare il concetto di “Arte per l'Arte”, "l'arte fine a se stessa", autoreferenziale, atemporale, una nuova arte che nega il passato e la tradizione. L'architettura a causa di questo concetto subisce un ulteriore radicale cambiamento. Il concetto viene applicato per la prima volta da Claude-Nicolas Ledoux nel suo "Progetto per una casa delle guardie campestri": una pura utopia, un edificio mai realizzato di forma sferica appoggiato direttamente sul suolo, privato delle componenti di tutta l'architettura tradizionale e in contrasto con le leggi della natura. Nel '900 le anticipazioni teoriche di Ledoux vengono realmente attuate, in virtù delle nuove possibilità offerte dall'industria e dalla tecnologia. L'architettura si libera dai vincoli della natura e della storia, acquisisce una libertà nuova, ma illusoria. La continua ricerca del nuovo e l'impossibilità di rapportarsi al reale imprigionano l'architetto e lo costringono a giocare tutta l'estetica sull'articolazione di volumi ridotti a pura forma geometrica. Questo sforzo creativo porta l'architetto a considerarsi “Artista”,  e trasformarsi in uno "scultore" o un "designer", anteponendo le valenze formali a quelle utilitaristico-funzionali. Caso emblematico è la Ville Savoy di Le Corbusier, dove è evidente il fallimento sul piano funzionale dell'edificio in quanto inabitabile, viene trasformata in un monumento aperto alle sole visite, in una scultura, secondo l'autore "una scatola", vale a dire un oggetto e non un architettura. Le Corbusier stesso suggerì questa soluzione, ma senza aver l'umiltà di riconoscere il suo fallimento.
Falsificazione della realtà
L'iperrealismo del sistema mediatico, per Baudrillard, è un fenomeno emblematico della Modernità, è il trionfo del simulacro, della forma-segno dotata di una finalità senza un fine. Nella Modernità il fascino estetico è ovunque: «Così l'arte è ovunque, poiché l'artificio è al centro della realtà. Così l'arte è morte, perché non soltanto la sua trascendenza critica è morta, ma perché la stessa realtà, interamente impregnata d'una estetica che dipende dalla sua stessa strutturalità, s'è confusa con la propria immagine.»
Il principio di simulazione annichilisce completamente la realtà e l'universo dei significati. La Modernità ha eletto la falsificazione a regola che invade completamente tutta la realtà: ha sostituito il reale con la sua contraffazione; il segno dotato di significato con il segno autoreferenziale; l'arte espressione della vita con un immagine artefatta espressione di morte. Il falso è l'essenza della Modernità, è la sua unica impronta distintiva, non può esserci Modernità dove non c'è la contraffazione, il falso o la presenza di simulacri.
Falsificazione dell'Architettura
Le opere dei pionieri del Modernismo, sono servite come simulacri di riferimento per intere generazioni di architetti e imitatori. Dalle opere autoreferenziali dei maestri sono derivate le attuali periferie composte da tante cattive copie. Questo ha dato l'avio a un processo di nascita e diffusione del “falso moderno” come prassi.
Le città attuali sono saturate da edifici che guardano al modello astratto del maestro modernista preso come riferimento. Innumerevoli falsi, edifici-copia, vengono costruiti, diventando inesorabilmente autoreferenziali, astorici, decontestualizzati e antiumani, poiché immaginati in astratto e progettati a tavolino da tecnocrati che si sentono artisti della Modernità; artisti senza i vincoli della tradizione.
Una feroce ideologia, appoggiata da architetti alla moda, esperti di parte, amministratori progressisti, s'impone e pretende un'unica soluzione: che l’edilizia prodotta dai maestri del Modernismo venga presa come modello da seguire. La conseguenza è che le città si saturano di edifici neo-razionalisti, neo-funzionalisti, neo-wrightiani, neo-corbusierani, e così via.
Intere parti della città, essendo ormai composti da edifici modellati su prototipi eterogenei progettati per altri territori e realtà, si trasformano in luoghi caotici, senza identità, avviandosi a diventare inesorabilmente dei “non-luoghi”, delle aree del nulla.
I nuovi interventi architettonici si comportano come dei virus nei nostri nuclei storici: interrompono il tessuto urbano della città e entrano in contrasto con l'ambiente circostante. Inoltre per un inganno ideologico, sono talvolta chiamati, dai presunti esperti, a assumere pure un valore artistico.
Un grande inganno è stato perpetuato, tecnocrati ci hanno voluto far credere che la zonizzazione urbana, le moderne periferie, le grandi arterie di traffico nel bel mezzo dei centri abitati, i monoblocchi, la rimozione dell'ornato, il fondamentalismo della geometria, l'estetica della macchina e della produzione in serie, fossero una grande conquista di civiltà, di liberazione delle energie creative e di raggiungimento di una perfetta vivibilità della città moderna.
In realtà il risultato è che l'architettura è stata snaturata nelle sue componenti fondamentali, si è diffuso il "falso moderno" come unica soluzione imposta e, come beffa finale, è stato tollerato e giustificato il degrado della città. Tutto questo è stato fatto sulla pelle dei cittadini e in particolare sulle classi più deboli e povere, le quali sono state usate come vere e proprie cavie da laboratorio.
Chi si è opposto o quei pochi che hanno cercato di recuperare l'architettura tradizionale sono stati e sono attualmente ridicolizzati e spesso criminalizzati.
Modernità e Modernismo, in realtà sono stati complici, si sono messi in contrasto con il reale, hanno utilizzato un apparato ideologico e dettami dogmatici e l'architettura è stata lasciata nelle mani di speculatori e di tecnocrati.
I maestri del Modernismo non vanno assolti, poiché loro è stata la responsabilità iniziale: accecati dal loro ego, per primi hanno legittimato l'estetica dei materiali senza qualità, l'estetica della macchina e della replicazione in serie; la società non è stata in grado di opporsi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
È stato commesso un grave e esteso su più livelli crimine di falsificazione.



                                                    Integralismo e nichilismo

“Lo scopo della Neolingua non era solo quello di fornire un mezzo espressivo per la visione del mondo e per le abitudini mentali proprie ai devoti del IngSoc, ma di rendere ogni altra forma di pensiero impossibile. Era previsto che nel momento in cui la Neolingua sarebbe stata adottata definitivamente e l'Anticalingua dimenticata, ogni pensiero eretico - cioè un pensiero divergente dai principi del IngSoc - sarebbe risultato letteralmente inconcepibile
” (George Orwell “1984”)

“Il quadrato sta a noi come la croce ai primi cristiani”; questa affermazione dell'architetto e teorico Theo Van Doesburg svela uno degli aspetti del Movimento Modernista: la presenza di affinità di questo movimento architettonico con la dimensione religiosa, o meglio pseudoreligiosa.
Nel corso della storia dall'artista come mestiere e professione si è passati per gradi all' “artista di vocazione”. Questo slittamento concettuale si afferma con il Romanticismo e si consolida nel ’900.
L'artista di vocazione rivendica il primato dell' “ispirazione” sull'apprendistato, sostituisce alla tradizione l' “innovazione”, dichiara l' “interessante” superiore al “Bello”. Prende forma il mito dell'artista “geniale”, originale a tutti i costi, considerato dotato di una particolare sensibilità che spesso serve a oscurare le sue scarse capacità. La nuova definizione “Artista”, che sostituisce i termini antichi “artigiano”, “artefice”, identifica colui che agisce all'interno di una disciplina in senso settario e di parte, come un attivista politico.
Il Modernismo per la sua connotazione ideologica pretende i suoi “Artisti”, anzi “Artisti di vocazione” poiché aspira alla dimensione religiosa, infatti, fin da subito acquisisce i caratteri formali e più esteriori delle religioni.
Prima di tutto, un preciso elenco di divieti vengono imposti alla nuova architettura, a cui viene richiesto di espellere tutto ciò che è estraneo ad essa: la pittura, la scultura, la decorazione, il colore, le modanature, l'antropomorfismo, il simbolismo cosmico, l'archetipo, la spiritualità e il senso rappresentativo.
Ai divieti seguono dei dettami che assumono valore di “dogma” e sono: superfici lisce e omogenee; spigoli netti; tetto piano senza cornicione; pilastri; pochi colori spenti; formalismo; uso dei nuovi materiali amorfi; estetica della macchina; scivolamento verso la scultura e il designer; isolamento dal terreno; inversione del sopra con il sotto; volumi affiancati o sovrapposti come scatole; isolamento dell'edificio dall'ambiente. Un dogma su tutti gli altri definisce il sistema e lo rende integralista e totalitario: il dominio della geometria pura sull'architettura. - Tutti gli integralismi hanno un certo grado di pericolosità per la società poiché sono finalizzati alla distruzione, esigono una stretta obbedienza e isolano i suoi membri dal mondo praticando il lavaggio del cervello. - Così il Modernismo, come gli integralismi, si considera depositario di una ricetta universale capace di riscattare l'umanità dai mali del passato: “No all'architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Si all'architettura della libertà, rischiosa antidolatrica creativa” (Bruno Zevi).
Una libertà apparente, in realtà i nuovi divieti e i dogmi non possono essere messi in discussione, vanno totalmente applicati, pena l'esclusione dal sistema per i disubbidienti. Anche dallo spettatore si pretende l'ingiudicabilità e l'accettazione per pura fede delle opere del nuovo culto, altrimenti scatta contro di lui l'accusa di essere ignorante, nemico del progresso, contrario alla libertà, ecc.
Il Modernismo per darsi un'aura trascendente assume un carattere elitario, si dota di contenuti fumosi, intellettualistici e incomprensibili per l'uomo comune, contenuti da imporre all'adepto anche se non in grado di comprenderli. Agli iniziati è richiesta una moralità consona al culto e competenze specifiche: all'inizio lo studente-adepto viene spinto, colpevolizzandolo, a liberarsi delle sue concezioni naturali e spontanee, a rifiutare ciò che è ovvio e gradevole, invece di esercitarsi a sviluppare abilità e conoscenze, viene allenato all'obbedienza del culto architettonico e forzato a usare solo forme aliene e ostili.
L'impulso religioso spinge il nuovo architetto a configurarsi come un “sacerdote”, un “profeta” della nuova architettura, in quanto depositario di “segreti”. In special modo ai maestri del Modernismo, per la loro storia esemplare, viene conferita l'aura del mito, diventano, a seconda del caso, “martiri” o “santi” del nuovo culto, personalità da prendere a modello o come monito per le generazioni a venire.
Per rendere tutto più convincente, si alimenta la favola dell'artista creativo che è costretto a lottare per affermare la sua libertà contro le convenzioni della società, la quale viene sempre presentata come ostile e mai pronta alla novità.
La nuova figura dell'architetto-sacerdote si arroga il diritto di produrre gli oggetti del culto: l' “opera d'arte”, nella sua definizione tradizionale, assume, con il Modernismo, la definizione più consona di “Arte”, non più opera d'abilità, ma un oggetto creativo, intellettuale, promosso a idolo, a feticcio.
Per consolidare la dimensione religiosa nell'immaginario collettivo e per spingere l'opinione pubblica ad accettare la nuova estetica come pensiero unico irrinunciabile, come unico rappresentante della modernità, la nuova idolatria richiede la celebrazione di riti specifici attuati in luoghi deputati e al cospetto dei suoi sacerdoti e fedeli [6]. Si creano eventi mediatici con presunti ”esperti”, libri e riviste specializzate, mostre dedicate, ecc..., promossi non per spiegare o motivare, ma per convincere con argomentazioni vaghe e di pura propaganda.
Massima è l'intolleranza per tutto ciò che si differenzia dall' “Arte”, si esclude la realizzazione di soluzioni non allineate, o se ne nega la validità, o se ne occulta l'esistenza, e si pretende il dominio di un pensiero unico, totalitario e globalizzato.
Il Modernismo si impone come unica soluzione per l'architettura della nostra epoca e comanda al mondo il suo pensiero: il dominio della geometria integrale al fine di annullare qualsiasi senso rappresentativo, antropomorfo, storico e naturalistico.
Così l'architettura attuale, svuotata di ogni significato, si riduce a una povera giustapposizione di volumi e superfici e si degrada a un formalismo autoreferenziale e insignificante.
Il Modernismo trionfante porta a compimento la sua forma specifica di integralismo religioso: l'Integralismo del nulla.



                                                                     Conclusioni

“Ma ogni volta che il desiderio di cambiamento diventa la cosa più importante; ogni volta che ci preoccupiamo solo per nuove melodie, nuove immagini, nuove scene, abbiamo perso tutta la forza del godimento per la Natura e per l'Arte: un amore infantile per i giocattoli ha preso il suo posto” (John Ruskin, The Cestus of Aglaia, 1866)

Il '900 ha visto l'affermazione del Modernismo come principale rappresentante della modernità, tuttavia non ci dobbiamo dimenticare di quegli Architetti che hanno seguito una strada diversa, essi sono i “perdenti” della modernità, sono gli “oppositori”, la loro storia deve ancora essere scritta.
Nel 1934 l'architetto classicista inglese Sir Reginald Blomfield (1856-1942) pubblica il libro “Modernismus” in aperta polemica con le nuove tendenze, dove espone in maniera sintetica e lucida la sua concezione alternativa dell'architettura: « La differenza fra di noi è che il “Modernista” pretende di spazzare via il passato e creare un inizio completamente puro a partire dalla sua coscienza interiore, mentre il “Tradizionalista” - un termine di vituperio nella bocca dei Modernisti - è deciso a continuare e a muoversi in avanti su linee già poste e accettate dalle persone civili; e lasciatemi ripetere che questa è una posizione interamente differente da quella dei revivalisti e dei falsificatori del diciannovesimo secolo ».
Blomfield mette fuori gioco il dualismo tra la via emergente del Modernismo e quella Passatista, tipica dei Revival storicisti ottocenteschi, proponendo una “terza via”, che si distingua sia dalla prima radicalmente innovativa, astorica e individualisticamente arbitraria, sia dalla seconda, passivamente imitativa, statica, impersonale e falsa.
La “terza via” riconosce piena dignità al passato e lo assume come modello e metodo, non si preclude la possibilità di continuarlo piuttosto che limitarsi a reiterarlo all'infinito come accadeva negli stili di imitazione. È la via che Blomfield definisce “Tradizionalista”, quella dove l'architettura deve tenere conto dello sviluppo diacronico della civiltà occidentale, sviluppo prodotto e accettato da una civiltà dotata di un certo valore, che ha o dovrebbe avere una tradizione viva e in divenire. Un'architettura “moderna e tradizionale”, rispettosa sia della personalità dell'architetto che dell'intera collettività.
Questa “terza via” sarà sperimentata da architetti isolati, con risultati alterni, ma purtroppo, spesso ignorati dalle istituzioni e dalla critica ufficiale.
Significativo che in tempi recenti sia stato un matematico a risollevare il problema, uno dei più importanti e attivi oppositori attuali al Modernismo. Nikos A. Salìngaros (Professor of Mathematics, Urbanist & Architectural Theorist, Department of Mathematics, University of Texas at San Antonio, USA) ha proposto un approccio teorico in favore di una architettura e una urbanistica più aderenti ai bisogni e alle aspirazioni fondamentali degli esseri umani, attraverso la combinazione di una rigorosa analisi scientifica coadiuvata da una profonda sintesi intuitiva. « La nostra civiltà tecnicamente avanzata ha il dovere morale di costruire un ambiente che agevola la vita umana, e, allo stesso tempo, di proibire costruzioni inumane erette a gloria di qualche ideologia, come furono le piramidi della casta religiosa legata al Faraone. Ebbene, anche presso di noi sono state elevate piramidi: non tombe reali, ma appartamenti per la classe operaia e disoccupata. Nessun borghese sognerà mai, se non in un incubo terrificante, di andare ad abitare in simili prigioni architettoniche, ma l’élite architettonica e politica ha trovato le cavie da chiudervi dentro. [...] Oggi sappiamo come costruire ambienti urbani e architettonici sani. [...] elementi architettonici e urbanistici necessari per la salute fisica e mentale degli abitanti si ritrovano nei prototipi tradizionali e vernacolari ».
Nel libro “A Theory of Architecture (2006)”, Salìngaros ci presenta un insieme di linee guida che, attraverso principi scientifici, relazionano le forme artistiche alla sensibilità umana. Partendo da osservazioni sugli edifici del passato, che definisce come quelli più adatti alla sensibilità dell'uomo, arriva a esplorare problematiche sull'ornamento, quando è giustificato e perché è necessario, oppure quali sono le ragioni e le regole della bellezza e cosa c'è nella nostra natura che permette certe sensazioni in presenza di un certa forma. Il suo linguaggio non è quello di un artista, ma quello di uno scienziato aggiornato sulle più recenti scoperte della fisica. La profondità delle sue argomentazioni e la complessità delle problematiche che analizza [4], ci rivelano le sue finalità: il miglioramento dell'ambiente costruito, piuttosto che dedicarsi alla definizione di una estetica autoreferenziale.
Forse è arrivato il momento di ripensare l'attuale sistema del costruire [6] e, valutando i danni che esso ha prodotto, ci dobbiamo chiedere se abbiamo ancora bisogno di un'architettura nuova, del “nuovismo” individualista. È arrivato il momento di rimettere al centro l'uomo, la sua storia, l'ambiente e la natura. Se di qualcosa di innovativo abbiamo ancora bisogno è essenzialmente un'alternativa al Modernismo: non più una nuova architettura, ma un nuovo modo di concepire l'architettura.
                                

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